Riflessioni di un timido scrittore...

Non capita tutti i giorni di incontrare un timido scrittore di successo che non abbia mai letto un libro prima dei vent’anni e nonostante ciò riesca ad illuminarti la giornata con i suoi testi, come solo i grandi sanno fare. Stiamo parlando di Marco Missiroli, uno “spilungone” riminese che grazie al libro giusto al momento giusto sa catturare. Insieme a Emiliano Visconti, promotore del progetto "Rapsodia", "Autori nelle scuole", l’autore ha incontrato alcune classi del Liceo Laurana-Baldi di Urbino nel Palazzo del Collegio Raffaello lo scorso 11 novembre.

 

Un sabato mattina di cui non ci dimenticheremo, così come dei due testi letti durante la pausa estiva: Senza Coda per il biennio e Bianco per il triennio. Con forza oratoria mista a timidezza, ha raccontato come il tutto scaturì, da due semplici ingredienti: l’amore per una ragazza e un libro, Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti. Da qui l’abbattimento della solitudine ”Ho trovato la forma mancante della mia anima, è avvenuta la metamorfosi da zero a moderato a poi accanito lettore”.

 

Con naturalezza ha continuato dicendo: ”Può una busta chiusa generare terrore e mistero? Sì, se si è alla posta e si devono pagare le bollette di cinque studenti perché si è gli unici ad avere il bancomat”.

 

Missiroli ha pensato di applicare il “mistero di una busta” ad un bambino e da qui è nato il primo libro, Senza Coda, che vede un’unica anima (madre-figlio) lottare contro la brutalità della Mafia.

 

È una storia di redenzione invece, quella di Bianco, che ha come protagonista un vecchio in cerca di riscatto da una vita giurata contro il nero. Temi sociali, vittime come protagonisti, stile limpido, parola-immagine, c’è da aspettarsi questo e molto altro dalla penna di Missiroli, che si è prestato poi a rispondere alle curiosità dei giovani liceali. Domande che hanno dischiuso perle di saggezza, tra cui qualche trucchetto del mestiere.

 

“Non più di una pagina al giorno con cadenza regolare, lascia riposare dentro di te un’idea, se è quella giusta ti darà gioia, ti farà star bene allontanerà la solitudine”.

 

Il suo autografo è una M fuggitiva, una M che sa trovare nella realtà l’ispirazione più grande, piantare il seme, farlo lentamente germogliare, per dare ai lettori i frutti dolci e amari.

 

Giulia Etiopi III C